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Romagnano in Monte oggi

È accaduto solo trent’anni fa, ma è come se ne fossero passati trecento: muri in bilico, un tappeto di pietre e calcinacci, finestre aperte che guatano l’intruso, scampanio di capre lontane, cani pastori poco raccomandabili e un altrettanto poco raccomandabile geografia di faglie attive tutt’intorno.

Pale eoliche lente, esasperanti, nubi nere gonfie come cavalloni su una scogliera, il viaggio sembra entrare nella sua parte più inquietante, in un paesaggio che si frammenta, s’incupisce, perde la grecità e le grandi linee maestre della Calabria, cerca a tentoni il Nord e una nuova, grandiosa linea di collisione tra zolle continentali segnata sulla mia carta geologica dai mille colori.

Di nuovo temporali erranti, passiamo Potenza sconciata da orrenda edilizia, con la new town di Buccaletto passata dai terremotati agli immigrati, poi costeggiamo il castello di Lagopèsole, solitario nel vento, uno dei posti più panoramici del mondo, dove il re Federico di Svevia faceva birdwatching e caccia col falcone.

Ma in fondo, oltre le rovine romane di Venosa, la città di Orazio sull’ultima collina, ecco aprirsi immensa e desertica sotto un piastrone di nubi nere l’Apulia africana bruciata dal sole, con dietro il blu del mare.

Fonte: www.repubblica.it

November 1, 2009 - Posted by vlestigra | Uncategorized | , | No Comments Yet

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